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Cover of Gamma 12 - Rivista di Fantascienza (1966) [beta]

Gamma 12 - Rivista di Fantascienza (1966) [beta]

✍ Scribed by Heinlein, Brown, Farmer, Sheckley, Leonardi, Turone


Book ID
104555994
Publisher
Edizioni dello Scorpione
Year
1966
Tongue
Italian
Weight
457 KB
Series
Gamma 12
Category
Fiction

No coin nor oath required. For personal study only.

✦ Synopsis


Abbiamo promesso, diversi numeri fa, che non avremmo mai limitato l’obiettivo di GAMMA nel senso di pubblicare soltanto romanzi e racconti di questa o di quella tendenza fantascientifica più in voga o più congeniale ai redattori della rivista. Non si tratta, comunque di rinunciare a un principio selettivo: la scelta viene effettuata in base a criteri di qualità sul piano letterario e di interesse informativo. A volte questi due criteri base coincidono nella scelta, come accade in questo numero, che allinea non soltanto alcune delle migliori firme della ­fantascienza americana, ma anche alcuni dei racconti che nel breve arco di un paio di lustri hanno contribuito non poco ad una svolta radicale nella tematica della letteratura di fs.
Non è certo un’interpretazione forzata affermare che questa evoluzione si è spesso svolta all’insaputa e, spesso, contro la volontà dei direttori delle riviste. Il John Camp­bell che per lustri ha diretto «Astounding» (diventata negli anni Sessanta «Analog» con direzione immutata), facendone la roccaforte della fs di stretta osservanza tecnologica, ha il merito di aver scoperto o valorizzato più d’uno scrittore, ma è anche noto per aver sdegnosamente rifiutato ogni testo sospettato di audacie stilistiche o ideologiche (ne sa qualcosa Philip José Farmer, tanto per rimanere tra gli autori di questo numero).
Ecco così che, a posteriori, i cosiddetti «tempi d’oro» di «Astounding» risultano davvero esistiti, ma quanto in quelle pagine è ancor vivo è proprio quel che a Campbell meno interessava, le idee: contrabbandate magari, come nella prima parte dell’Heinlein di «Sfere di fiamma», sotto una maniaca valanga di termini tecnico-navali che nulla aggiungono al sapore del testo e frenano invece il ritmo. È un peccato perché nonostante certi squilibri, «Sfere di fiamma» rimane ancora oggi uno dei testi più originali e blasfemi che l’autore di «Straniero in terra straniera» abbia mai scritto (e con una felicità di sintesi da cui si è sempre più allontanato col passare degli anni).
Accanto ad Heinlein, ecco altri due «eretici» di «Astounding», Fredric Brown e Robert Sheckley, a distanza di una decina d’anni occupati entrambi a minare alle basi l’ideologia tecnologica di Campbell: Brown prendendosene gioco in «Il principio di Yehudi» con l’apparente superficialità di molti suoi testi dedicati invece a una continua rivalutazione dell’uomo nei confronti della civiltà meccanica; Sheckley in modo più ironico e sottile, e senza più l’ombra dell’ottimismo di Brown, in «Scacco matto», dove la salvezza da un misterioso nemico, contro il quale nulla possono le menti integrate degli uomini né il freddo schematismo delle macchine, arriva nel modo più imprevedibile e avvilente.
Ancora gli alieni raffrontati all’uomo troviamo in «Splendenti come gioielli» di Farmer e «I ragni d’oro» di Ruggero Leonardi: due racconti in cui il terrore dell’ignoto riappare in forme diverse sotto gli strati superficiali della civiltà e della cultura. Il tema scespiriano del «ci sono più cose tra cielo e terra…» è sempre d’attualità, ma per gli autori di fs non è quasi mai un motivo per coprirsi gli occhi, affidandosi al dogmatismo più a portata di mano, ma piuttosto un motivo per investigare la mente dell’uomo e l’ambiente in cui egli vive, anche se la ricerca può condurre magari alla disperazione o al sarcasmo della sconfitta.
Sconfitta che si ripete, in forme e situazioni diverse, anche in «Un giovane amareggiato» di Sergio Turone, che riprende il filo dei suoi «Racconti di Santascienza», con la stessa immutata carica satirica e iconoclasta. Troppo pessimisti, gli autori di fs? Glielo hanno rimproverato spesso, come a futili Cassandre che meglio farebbero a pensare alla salute; quasi che le storture e le aberrazioni da loro esposte fossero l’invenzione di mentì scorbutiche. È un fatto che in un panorama letterario di trita avanguardia e di paludoso autobiografismo, gli autentici scrittori di fs danno fastidio: sono i soli ricercatori e i soli moralisti su cui la letteratura odierna possa contare.

Sommario:
Robert A. Heinlein - Sfere di fiamma (Goldfish Bowl, 1942)
Fredric Brown - Il principio di Yehudi (The Yehudi Principle, 1944)
Philip José Farmer - Splendenti come gioielli (They Twinkled Like Jewels, 1954)
Robert Sheckley - Scacco matto (Fool's Mate, 1953)
Ruggero Leonardi - I ragni d'oro
Sergio Turone - Un giovane amareggiato
Articoli:
T. Ranieri - Venezia: mezzo Bradbury in una mostra a metà
V. Spinazzola - L'invenzione del romanzo
C. C. Shackleton - Tutti bene su Deneb IV?
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