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Cover of Gamma 08 - Rivista di Fantascienza (1966) [beta]

Gamma 08 - Rivista di Fantascienza (1966) [beta]

✍ Scribed by Brown, McKenna. Ballard, Pederiali, Leonardi, Swift


Publisher
Edizioni dello Scorpione
Year
1966
Tongue
Italian
Weight
733 KB
Series
Gamma 8
Category
Fiction

No coin nor oath required. For personal study only.

✦ Synopsis


Ecco un numero di Gamma diverso per più motivi da quelli finora presentati, un numero in cui più che in altri si affronta il problema della fantascienza come mezzo di espressione letteraria. Intendiamoci, come nessuno dei testi che qui pubblichiamo può essere considerato una lettura noiosa così nessuno verrà mai classificato coll’ambiguo e inflazionato termine di capolavoro, neppure nell’ambito di una etichetta di comodo com’è quella dei generi letterari. Eppure esaminiamoli e troveremo più d’un motivo di interesse e di stupore.
Vediamo, per incominciare, quale nuovo aspetto assume nelle mani di Richard McKenna il racconto cosiddetto di “avventure”, inserito sullo sfondo di una utopia sociale finalmente inedita, non ricalcata sulle idee di cento altri fanta-scientisti. Non è questo il solo motivo per cui Cacciatore, torna a casa è considerato dalla critica anglosassone uno dei migliori romanzi brevi di fantascienza, nonostante qualche lieve banalità nella definizione dei caratteri; per il resto il romanzo risponde ai canoni della fantascienza più ortodossa, cioè il racconto di impostazione scientifica ma in cui l’atmosfera è creata con una abilità espressiva che ha poche possibilità di paragone nel campo. Ed è piuttosto singolare che sino a oggi nessuno, in Italia, si sia accorto di un autore come McKenna che, In una brevissima carriera letteraria, iniziata a 43 anni e prematuramente interrotta, dopo il folgorante successo commerciale del suo romanzo La San Pablo ci ha lasciato alcuni racconti di notevole qualità.
Nato nel 1913, Richard McKenna era entrato in marina a 18 anni, in seguito a difficoltà economiche; vi era quindi rimasto per venti anni, uscendone nel 1953 dopo essere stato a lungo capo macchinista. Aveva trovato quindi modo di laurearsi, iniziando poi a scrivere racconti fantastici e di fantascienza accolti subito con notevole favore dal pubblico e dalla critica. Il romanzo che doveva dargli la fama, dopo tre anni di elaborazione, La San Pablo, lo scrisse su suggerimento del suo agente letterario, che lo convinse a mettere sulla carta il frutto delle sue esperienze di guerra nei mari della Cina. Il risultato fu una lunga permanenza nella lista dei “best sellers”, l’assegnazione del premio Harper e un contratto per la versione cinematografica del libro; un successo di cui McKenna non ebbe purtroppo modo di godere a lungo, vittima di un attacco di cuore. Ma i suoi racconti di fantascienza, per quanto pochi, sono stati sufficienti ad assicurargli un posto di netto rilievo tra i più dotati specialisti.
Mentre McKenna ha, nel suo Cacciatore, torna a casa, rielaborato vecchi temi con spirito nuovo, con L’arma omicida J. G. Ballard ha scritto, invece, il più provocatorio racconto che mai sia stato messo di fronte a un lettore di fantascienza; significativamente apparso per il momento soltanto in Inghilterra, su quel “New Worlds” in cui Michael Moorcock, insieme a un gruppo di giovani scrittori inglesi, si batte per un rinnovamento stilistico e tematico della fantascienza anglosassone. Applicando coraggiosamente al genere la tecnica letteraria e cinematografica della libera associazione di immagini e di idee, Ballard, certamente uno degli scrittori specializzati meno pigri, ha dato con questo racconto un fiero colpo al luogo comune di una fantascienza come banale passatempo.
Si può ribattere che la scrittura libera esisteva in letterature prima di Joyce, e che Ballard non ha poi conseguito risultati eccezionalmente compiuti in questo tentativo di portare avanti le ricerche espressive già iniziate nello stesso campo da scrittori come Aldiss, Vonnegut, Golding e Harness. Ballard non spiega nulla: di proposito dà soltanto gli elementi base del racconto, lasciando al lettore di orientarsi nel labirinto di fatti, personaggi, riferimenti storici e culturali, che agiscono in una narrazione a più dimensioni il cui scopo è di investigare la natura della combinazione di idee e di elementi morali e sociali che hanno ucciso, dopo aver dato loro vita, figure come Kennedy, Oswald e Malcolm X. Dal canto suo Ballard lascia libero il lettore di credere che le “forze del male” siano di natura extraterrestre, con gli enigmatici personaggi di Kline, Coma e Xero: causa degli avvenimenti, semplici testimoni, oppure soltanto le creazioni fantastiche di una mente malata a cui scienza e società non possono più dare alcun aiuto.
Non si può dire, ora, se Ballard apra con un racconto come L’arma omicida una nuova via alla fantascienza; di certo è un tentativo che va seguito con interesse e che incoraggia gli altri scrittori a tentare nuove strade (come, su un piano lievemente diverso, si augura anche Harry Harrison col suo articolo Stiamo seduti sui nostri…). Quale utile paragone, pubblichiamo in questo numero un divertente racconto di uno dei più notevoli esempi di professionismo della “vecchia scuola” della fantascienza, il Brown di Il pianeta Hellzapoppin, un autore che, pur nei suoi limiti ben precisi di gusto e di stile, ci siamo proposti di rivalutare attraverso una scelta dei suoi racconti più significativi e più riusciti dei suoi romanzi, una forma espressiva che a Fredric Brown, ottimo novellista, è poco congeniale.
Sull’argomento degli autori italiani, presenti in questo fascicolo con due racconti, è necessario chiarire meglio il punto di vista della redazione di Gamma, prendendo spunto da quel che ci hanno scritto i lettori e da una nota apparsa sulla francese Fiction che ha recensito in modo lusinghiero la prima serie della nostra rivista. I colleghi transalpini, così come vari lettori, ci rimproverano di trascurare gli autori italiani (a cui la stessa Fiction ha ottimisticamente dedicato un numero speciale). Questo proposito non è affatto nelle nostre intenzioni, tanto è vero che nei primi sette numeri di Gamma sono apparsi con una certa regolarità (salvo i numeri “asimoviani”, 3 e 5, in cui eravamo impegnati a non inserire altro materiale narrativo) racconti di autori già affermati come Sergio Turane o nuovi come Fabrizio Gabella e Ferruccio Alessandri, a cui si aggiungono ora Giuseppe Pederiali, recente vincitore del premio Sarzana per un racconto sulla Resistenza, e Ruggero Leonardi, un affermato giornalista che, sulle orme di più noti colleghi come Dino Buzzati, Gianni Roghi, Giorgio Scerbanenco, Alcide Paolini, Carlo Della Corte, Emilio de Rossignoli e lo stesso Turane, porta alla sottosviluppata fantascienza nazionale un contributo non trascurabile. E ci hanno assicurato la loro collaborazione, a patto di non fissar loro scadenze, anche “pionieri” della fantascienza italiana come Marco Paini e Ernesto Gastaldi (che, per inciso, è l’unico autore di casa la cui firma sia apparsa su una rivista americana specializzata).
Non è quindi giusto affermare che Gamma sembra voler ignorare gli autori nazionali; dobbiamo soltanto tener presenti due fattori: prima di tutto la scarsa simpatia che la massa dei lettori ha per questi autori, frutto di una presuntuosa politica di protezionismo compiuta negli anni scorsi da parte di certi aspiranti scrittori più abili nelle polemiche personali che nello scriver racconti. In secondo luogo occorre tener presente che per gli scrittori italiani, professionisti o aspiranti tali, la fantascienza non è ancora uno strumento di uso disinvolto: in vari anni di critica letteraria mi sono imbattuto In ben pochi racconti o romanzi di questo genere che valessero la pena d’una lettura. La mancanza di Informazione scientifica e di umiltà nell’uso del propri strumenti stilistici, l’eccessiva fiducia nella personale bravura, hanno portato molti aspiranti scrittori sulle secche di una narrativa generalmente dilettantesca e Irrisolta. Nonché al rifiuto, da parte dei lettori, di questi miseri risultati.
È tempo che questo atteggiamento cambi: ma dev’essere un mutamento dettato da ragioni obiettive, non soltanto da un generico protezionismo nazionalistico, in questo senso faremo quanto ci sarà possibile, aprendo le pagine della rivista a ogni collaborazione qualificata, da qualunque parte provenga e speriamo che I lettori ci seguano In questo sforzo senza preconcetti, perché un buon racconto è sempre tale, che venga firmato da un autore straniero o che la firma sia italiana. Da parte nostra poniamo la stessa severità di giudizio nella scelta del materiale qualunque ne sia l’origine. Il resto sta al lettore.
Un modesto suggerimento di Jonathan Swift, uno del più venerati precursori della fantascienza, è una delle satire sociali più candide e feroci scritte dall’autore di Gulliver. Swift scrisse l’articolo nel 1729 per Imporre all’attenzione degli Inglesi l’urgente necessità di migliorare le tristi condizioni di vita degli irlandesi. Ci è parso doveroso presentare nella sezione retrospettiva questo testo che è alla base di più di una moderna antiutopia. Da notare, In particolare, che Swift suggerisce con feroce ironia al governanti inglesi la decimazione di una popolazione già distrutta dalla miseria e dalla fame; molto prima di Sherman, insomma, “l’unico irlandese buono è un irlandese morto”.

Sommario:
F. Brown - IL PIANETA HELZAPOPPIN' (Placet Is a Crazy Place, 1946)
R. McKenna - CACCIATORE, TORNA A CASA (Hunter, Come Home, 1963)
J. G. Ballard - L'ARMA OMICIDA (The Assassination Weapon, 1966)
G. Pederiali - LA FONTANA
R. Leonardi - TRE NUMERI
J. Swift - UN MODESTO SUGGERIMENTO (A Modest Proposal, 1729)

Articoli:
E la logica, scusino? (James Blish - Is This Thinking?, 1964)
Allegorie negative (Vittorio Spinazzola)
La famiglia felice (Tino Ranieri)
Trieste anno quarto
Stiamo seduti sui nostri... (Harry Harrison - We Are Sitting on Our..., 1964)
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