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Wilcock J. Rodolfo - 1961 - Luoghi comuni
✍ Scribed by Wilcock, Juan Rodolfo
- Publisher
- Saggiatore
- Year
- 1961
- Tongue
- it-IT
- Weight
- 20 KB
- Series
- Biblioteca delle Silerchie 62
- Edition
- 1. ed
- Category
- Fiction
- City
- Milano
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✦ Synopsis
L’opera - Luoghi comuni è un libro di poesia che si legge tutto d’un fiato. Questo potrà sembrare un elogio ambiguo nell’odierna situazione della poesia, ancora divisa tra le pronte riscossioni della polemica in versi e la sigillata nobiltà del lirismo a perpendicolo. Ma Wilcock, tra l’altro, dimostra con l’esempio quanto ci sia di fittizio in quel dilemma. La sua soluzione personale può già essere questa: offrire al lettore in buona fede un gomitolo molto agevole, e anche divertente, da dipanare; dare al critico, ambizioso di mettere in luce il «processo» creativo, molto filo da torcere. Il lettore in buona fede si accorgerà subito con gran sollievo che in queste poesie l’oggetto, la cosa da dire sono sempre visibili e rispondono alla loro identità senza equivoci, anzi (per chi non voglia trovarceli) senza sottintesi. I trucchi, le sapienze, le sofisticazioni della cultura e dell’intelligenza, l'occhieggiare di miti vecchi e nuovi, gli allusivi incantesimi ottenuti per sublimazione dalla «pattumiera della memoria» sono l’indispensabile involucro di quella sincerità: facilmente lo si attraversa per raggiungere l’identificazione col vero oggetto della poesia. Che consiste, ancora una volta, nel ristabilire il contatto con alcuni sentimenti e situazioni capitali: si veda il ciclo Epitalamio; un piccolo canzoniere d’amore tra i più credibili di questi anni; si vedano i cicli Luoghi comuni e Temi che, sotto nomenclature e trattamenti moderni, riaffacciano alcune delle domande inesorabili e nel brillante tecnicismo mentale di certe risposte non si illudono di aver trovato la risposta («tutto sommato cercare l'orma della fata / è un modo come un altro di passare la giornata» ). Insomma, il lettore troverà, e nemmeno troppo dissimulata, la rima tra cuore e amore, che Saba giudicava la più difficile del mondo. Quanto al critico, gli capiterà di riesumare dall’a alla zeta tutto l’incartamento di un processo che, a farla corta, incomincia per lo meno da Verlaine e da Laforgue, se non addirittura da Rimbaud. Ma forse gli gioverà di concludere che tutto questo gioco di assimilazioni e di citazioni si risolve in una originale azione poetica, tanto più ammirevole in quanto, a differenza dall'action painting, frutta una poesia interamente figurativa. In breve, Wilcock sembra moltiplicare sul suo prodotto le etichette, per il gusto di farle subito sparire. E in definitiva si rimane di fronte all'impeccabile, elegantissimo gesto con cui quell’azione viene compiuta; quanto dire che, per far poesia, occorre prima di tutto essere poeti. Proposizione tautologica; ma anche Wilcock probabilmente è d’accordo che ogni proposizione vera è una tautologia. Lui se ne parte, con la giacca su una spalla e l’accollato maglione rossobruno; pochi passi dopo, ci accorgiamo che quel disinvolto viandante sta trascorrendo a qualche palmo dal suolo. Può anche concedersi il vizio delle rime baciate, delle melodie quasi stornellanti («All’alba tra collane di delfini /sorse dall'onda Venere irritata» ) : il segreto per non cadere in peccato è di ignorare che esiste la fornicazione.
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