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Cover of Rohan Michael Scott - Mondi incrociati 01 - 1990 - Il Porto dei mondi incrociati

Rohan Michael Scott - Mondi incrociati 01 - 1990 - Il Porto dei mondi incrociati

✍ Scribed by Rohan Michael Scott


Publisher
MadBook Library
Year
2012
Tongue
Italian
Weight
267 KB
Series
Mondi incrociati 1
Category
Fiction

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✦ Synopsis


Non si può onestamente dire che quella dei "mondi paralleli" sia la più insolita e rivoluzionaria delle idee: al contrario essa ha goduto di un'ampia popolarità presso gli scrittori di fantascienza e anche presso gli sceneggiatori, che ne hanno ricavato qualche pregevole pellicola. Ma lo spunto da cui si sviluppa l'intreccio avventuroso del romanzo che tenete in mano è un po' diverso: parte come dice il titolo non tanto dall'idea che esistano mondi paralleli e molteplici, come lascerebbe presagire la teoria einsteniana della relatività una volta portata alle sue estreme conseguenze, ma come indicherebbero anche le più avanzate e recenti teorie sui "buchi bianchi" e i "buchi neri", quanto piuttosto dalla tesi che realtà discontinue non solo coesistano, ma abitualmente si intreccino, si lambiscano, si sfiorino continuamente e, in alcuni punti spaziotemporalmente definiti, si tocchino.

Lo scopre a sue spese o forse a suo vantaggio, dato che ciò segnerà per lui l'inizio di un 'avventura non solo appassionante, ma anche salvifica dal punto di vista spirituale, che trasformerà un cinico, freddo calcolatore, un miserabile e cialtronesco yuppie dei giorni nostri in un eroe, appunto, da romanzo il protagonista di questo particolarissimo, avvincente, visionario II Porto dei Mondi Incrociati.

Abituato all'anonimo ma costoso lusso dei giovani "rampanti", ai monolocali principeschi, ai ristoranti alla moda, alle auto di grossa cilindrata, il nostro personaggio si ritrova per una fatalità a vagabondare una notte nell'angiporto della città in cui vive, fra casupole fatiscenti, vicoli oscuri e maleodoranti, ratti e muri rosi dall'umidità. Finisce per puro caso in una taverna, che gli appare all'improvviso come un faro nella nebbia - l'Illirykon - e qui conosce Jyp, una straordinaria figura d'avventuriero che pare uscita dalle pagine di un romanzo di Stone sull'Olonese e la filibusta o da un romanzo della saga dei corsari di Emilio Salgari. Ma questo non sarebbe nulla se in realtà la taverna, e forse l'intero angiporto, non si rivelassero ben presto come un autentico paradosso temporale. Già perché lì - le persone, gli edifici, i vestiti, le armi, gli anacronistici galeoni che si dondolano all'ancora davanti ai moli - non appartiene al presente, per lo meno non a quello del nostro protagonista. Tutto questo appartiene a una pagina di storia diventata vivente, a un 1500 redivivo, con le sue caravelle e i suoi vascelli dalle vele quadre, con i tesori favoleggiati delle colonie ai tempi dei conquistadores l'oro delle Sette Città e le spezie miracolose di Hi Brazil con i filibustieri e i grandi navigatori.

Naturalmente l'autore non si accontenta di disegnare una replica pedissequa del vero '500 e delle vere Americhe; perché sprecare una così ghiotta occasione? Le Antille di questo romanzo non sono quelle di Colombo, ma un arcipelago immaginario e immaginifico di cui fanno parte Avalon e Leuké, Atlantide e il Regno del Prete Gianni, il Mondo di Oz e L'Isola che non c'è di Peter Pan: tutti i mondi sognati, inventati, raccontati dalla fantasia dell'uomo, dalle antiche mitologie alla fantasy di oggi.

Si spiega così il perché di una serie di elementi narrativi tipici della fantasy classica, che arricchiscono e definiscono il mondo intrecciato che il protagonista scopre, a cominciare dalla magia, che opera a pieno titolo e in qualche caso con effetti eclatanti. Si spiegano altresì i Wolves ì Lupi le creature parte umane e parte mostruose contro le quali il nostro eroe dovrà battersi sia pur con l'aiuto di Jyp (e che tanto scopertamente richiamano gli orchetti di tolkieniana memoria), i quali ironia del caso ostentano creste colorate da punk, esattamente come i Ragazzi Smarriti nell'Hook di Spielberg; si spiega Mail, l'audace donna-guerriero, spadaccino provetta con corpo da bodybuilder e chioma al vento (che senza mezze misure si rifà all'affascinante Red Sonja dei racconti howardiani e soprattutto dei fumetti dedicati a Conan); si spiegano infine i sapori, i colori, le scenografie e i richiami di fondo che hanno l'aroma di Clark Ashton Smith e di Catherine Lucilie Moore, di tutta l'eccellente fantasy avventurosa dell'era dei pulps e, nello stesso tempo, l'agilità narrativa, il ritmo con cui è costruita l'azione, il pizzico d'ironia che fanno di questo romanzo un'opera assolutamente modernissima.

In realtà l'autore si è divertito a profondere nella costruzione dell'atmosfera e dell'iconografia tutto il meglio dell'immaginario letterario dell'ultimo secolo. Come non riconoscere nel vascello che porta il protagonista e Jyp verso il mondo incantato di Hi Brazil e delle terre dei Wolves, sollevandosi oltre le nubi, l'eterno scafo fantasma dell'Olandese Volante, ma anche il veliero di Capitan Uncino?

Operazione riuscita e nello stesso tempo affascinante questa di miscelare alcuni degli elementi più tipici e carichi di significato del fantastico letterario, per poi scodellarli nel mezzo di un'avventura a metà fra l'allucinazione onirica, il viaggio nel tempo, la falla spaziotemporale e il più puro «cappa e spada»!

Ma chi è il regista di questa brillante operazione? Chi ci regala alcune ore di lettura tanto appassionante da lasciarci alla fine con il rimpianto per il fatto che non restino altre pagine da divorare?

Michael Scott Rohan non è, in realtà, un nome nuovo nel firmamento dei grandi autori di fantasy del decennio "post-tolkieniano". Già nella seconda metà degli anni '80 un pregevolissimo ciclo fantasy anche se assai più convenzionale di quanto non risulti questo Porto dei Mondi Incrociati gli ha portato meritatamente fama e successo ovvero la trilogia di "Winter of the World". In seguito Rohan ha firmato altre opere di grande valore, a cominciare da quella che tenete fra le mani, culminante in un 'entusiasmante saga fantastica a metà fra il romanzo picaresco, le avventure dei moschettieri di Dumas e la fantasy solare, fatta di "ironia e magia", del miglior Alexander: una storia scritta a quattro mani con Allan Scott che ci siamo assicurati e che l'Editrice Nord pubblicherà quindi assai presto. Lo dico qui perché quando sarete arrivati in fondo al Porto dei Mondi Incrociati avrete l'acquolina in bocca per il desiderio di leggere qualcos'altro di Michael Scott Rohan: parola di Alex

Voglino


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cover
✍ Rohan Michael Scott 📂 Fiction 📅 1995 🏛 Nord 🌐 Italian ⚖ 240 KB

*Le antiche popolazioni della Mesopotamia erano convinte che il fiume Tigri altro non fosse che il riflesso terreno di un “modello” originario e primigenio di natura celeste: la stella Anunit; parimenti pensavano che il fiume gemello — l’Eufrate — avesse il suo modello cosmico nella stella Rondine.