In un viaggio tra strani reperti, geroglifici, sarcofagi e mummie, gallerie e piramidi, il padre dell'"archeologia eretica" si sofferma sulle antiche cronache greche e arabe. Spesso frettolosamente archiviate alla voce "racconti mitologici", esse sono una sbiadita memoria di fatti realmente avvenuti
Von Daniken Erich - 2005 - Gli Occhi Della Sfinge
✍ Scribed by Von Daniken Erich
- Publisher
- Fabbri
- Year
- 2005
- Tongue
- Italian
- Weight
- 1023 KB
- Series
- Grandi misteri / Fabbri
- Category
- Fiction
- City
- Egitto antico, Milano
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✦ Synopsis
«Welcome to Egypt!».
Un giovane allampanato con i baffi neri mi sbarrò la strada. Mi tese la mano e io, per quanto un po‘ sbalordito, gliela strinsi. “Deve essere senz'altro l’ultima formula di benvenuto per turisti! ”, pensai.
E quello attaccò con le solite domande trabocchetto: da dove venivo, che cosa ero venuto a visitare in Egitto, dove avevo intenzione d’andare.
Sebbene seccato, mi sbarazzai di quel giovane importuno con fare amichevole. La mia tranquillità non durò a lungo. Non appena uscii dall’aeroporto del Cairo, un altro tipo mi bloccò mentre portavo la mia valigia e disse: «Welcome to Egypt!».
Ed ecco un’altra stretta di mano, che lo volessi o meno. Nei giorni successivi questo rituale Fastidioso si ripete all’infinito.
Il «Welcome to Egypt!» risuonava davanti al Museo del Cairo; «Welcome to Egypt!», sorrideva il venditore di papiro; «Welcome to Egypt!», ripeteva ossequioso all’angolo della strada il giovane lustrascarpe; e poi il tassista e il concierge dell’albergo e il venditore di souvenir... E ognuno di loro voleva sapere, ogni volta, da quale paese venivo.
Allora, ormai stufo della solita risposta alla solita domanda, alla quarantaduesima stretta di mano, davanti alla piramide a gradoni di Saqqara, dissi con volto serio: «Vengo da Marte!».
Ma quest’ultimo egiziano, per nulla impressionato dalla mia risposta, m'afferrò subito tutt’e due le mani e ripeté a gran voce: «Welcome to Egypt!».
A tal punto sono arrivati gli egiziani: persino i turisti marziani non stupiscono più nessuno.
Nel corso dei miei sessantaquattro anni di Vita ho visitato molte volte questa terra che si estende lungo ii Nilo. Vi sono stati molti cambiamenti: l’aspetto delle strade, i mezzi di trasporto, l’aria inquinata dalle emissioni gassose, i nuovi alberghi.
È rimasta comunque intatta la nebbia del mistero che aleggia su questa terra e cioè quel fascino segreto che l’Egitto irradia da secoli e che tanto timore e reverenza incute.
Era il 1954. Ero un ragazzino di diciannove anni. Allora per la prima volta scendevo per i camminamenti sotterranei che si aprono sotto la sabbia del deserto, li a Saqqara. Un amico di studi egiziano e due custodi procedevano con me lungo i passaggi.
Ognuno di noi quattro portava una candela accesa, perché allora, più di trentacinque anni fa, la luce elettrica non arrivava ancora fino a quelle volte ammuffite; e difatti quei tunnel non erano accessibili ai turisti. Mi ricordo, quasi Fosse ieri, come uno dei custodi illuminasse con la luce della sua candela un sarcofago alto come un uomo e imponente. Le fiammelle guizzavano tremanti sopra il blocco di granito.
«Che cosa c’è lì dentro?» chiesi io, fermandomi pieno di. esitazione.
«Tori sacri, giovanotto, tori mummificati!»
Ancora qualche passo più in là, ed ecco di nuovo una larga nicchia nel tunnel, di nuovo un sarcofago di toro. Di fronte, in quella stessa tomba intrisa di muffa, c’erano giganteschi sarcofagi e se ne vedevano fin dove arrivava la luce delle candele.
Uno spesso strato di polvere, quasi velluto, inghiottiva i nostri passi. Nuovi corridoi s'aprivano, nuove nicchie, nuovi sarcofagi!
Mi sentivo a disagio. La polvere sottile irritava la gola. Nessuna corrente d’aria attenuava il senso di stantio e di stagnante che si respirava lì dentro.
Tutti i sarcofagi dei tori erano aperti. I pesanti coperchi di granito erano al loro posto, ma un poco spostati al di sopra dei sarcofagi stessi. Volevo vedere una mummia di toro e chiesi ai due custodi e al mio amico di studi di darmi una mano. Mi misi in piedi su di loro, facendo un po’ di equilibrismo.
Mi distesi con il ventre sopra il bordo superiore di un sarcofago e feci luce all’interno con la candela. L’interno era lucidissimo e completamente vuoto! Passai in rassegna anche altri quattro sarcofagi, ma il risultato fu sempre lo stesso.
Dov’erano le mummie dei tori? Si erano portati via quei pesanti corpi di animali? Le mummie divine si trovavano forse nei musei? Un vago sospetto si fece largo nella mia mente: forse i sarcofagi non avevano mai contenuto mummie di toro?
Ora, trentacinque anni più tardi, ero di nuovo la, in quei corridoi sotterranei. La luce elettrica era stata installata e gruppi di turisti venivano guidati lungo due corsie che correvano l’una di fianco all'altra. «Ahh...» e «Ohh...» esclamavano le persone in gruppo. I loro volti esprimevano tutti stupore e ammirazione. Tutti ascoltavano in silenzio le spiegazioni della guida, che raccontava come in ognuno dei sarcofagi di granito si trovasse un tempo una mummia del divino toro Hapi. Non potevo contraddire la guida, sebbene ne sapessi molto di più al riguardo: in quei colossali sarcofagi di granito non era mai stata trovata una sola mummia di toro!
✦ Subjects
Egitto antico -- Storia
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