Dall'eccidio delle Fosse Ardeatine all'attentato a Togliatti, da Bartali alle Lambrette, dai morti di Reggio Emilia alla nascita dei gruppi estremistici fino agli anni di piombo. Questo è lo scenario di un romanzo corale all'interno del quale un poliziotto, Guido, dà la caccia a una coppia di presun
Voglio vivere una volta sola
✍ Scribed by Francesco Carofiglio
- Publisher
- Piemme
- Year
- 2014
- Tongue
- it-IT
- Weight
- 67 KB
- Category
- Fiction
- ISBN
- 8858511638
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✦ Synopsis
La vita di Violette è uguale a quella di tante bambine. Due fratelli, Jean e Augustin, una madre premurosa, un padre completamente assorbito dal lavoro. Un cane, Javert, conosciuto per caso e amato all’istante. E tante case: la prima a Roma, poi a Parigi, infine a Plouzané, in Bretagna, a pochi metri dal mare, il posto migliore per curare le ferite dei sogni non realizzati.
Le giornate di Violette corrono leggere, come quelle di tanti bambini, tra passeggiate, chiacchiere, giochi e letture. Le notti sono diverse. Perché Violette non dorme, cammina al buio, i piedi scalzi, l’abito celeste. Riempie le ore contando i libri dei genitori, tremilaottocentosettantotto per l’esattezza, sistema tutti i ricordi nel ricordario , per non perderli più.
E ogni giorno guarda il mondo e lo vede cambiare, le persone vanno a una velocità differente, crescono, invecchiano, spariscono. Invece lei rimane sempre la stessa, le stesse mani, lo stesso viso. Perché Violette è la bambina che non c’è. Non è mai nata, è il desiderio perfetto di tutti loro, mamma, papà, Jean e Augustin. Eppure vive, ride, corre, esiste, almeno fino a quando qualcuno continuerà a pensarla.
Sul confine magico che divide la realtà dal sogno, Violette ci racconta il suo mondo con una leggerezza allegra e malinconica, raccogliendo gli attimi, le emozioni e i gesti che nessuno riuscirebbe mai a immaginare. **
Recensione
Il respiro di Violette mai venuta al mondo
Elena Masuelli , Tuttolibri - La Stampa
Ha a che fare con ciò che ciascuno ha vagheggiato per la propria vita, la storia di Violette. Dà corpo a quello su cui non si è potuto scegliere e, alla fine, non è capitato. Quei desideri non ostinati, se mai accarezzati, coccolati, che hanno poi, per poco o per sempre, continuato ad albergarci dentro. E’ una bambina mai nata Violette, protagonista e voce narrante del nuovo romanzo, poetico e visionario, di Francesco Carofiglio, Voglio vivere una volta sola. Non abortita o morta, solo «mai messa al mondo, mai concepita. Ma fortemente voluta da tutti». Da Emma, madre intelligente e tanto bella che avrebbe potuto fare l’attrice, e da Léonard, padre in carriera, affettuoso e un po’ assente. Per lei era stato scelto il nome, ipotizzato un carattere, fantasticata la somiglianza, ma prima è nato un figlio maschio e poi, a dispetto di quel «la prossima sarà una femmina», un altro: Jean, che «è sempre stato un duro», e Augustin, «distratto e mancino», i suoi fratelli.
Così è rimasta una figlia e sorella «immaginata» e «immaginaria», per ognuno una compagna esclusiva, che si muove in equilibrio su un filo sottile. Come un sogno, si alimenta e cresce mentre continuiamo a provarne bisogno, «muore» quando, magari inconsapevolmente, non se ne sente più necessità. Lei, che forse un po’ si crede reale, lo sa: «Smetterò di esistere quando l’ultimo di loro smetterà di pensarmi. Quando si saranno definitivamente dimenticati di me, io non ci sarò più».
I suoi fratelli si fanno ragazzini e poi adulti, i genitori invecchiano, inevitabilmente cambiano, mentre troppi traslochi li allontanano dagli anni in cui vivere con poco bastava. Lei resta bambina, con i giochi e le consuetudini, le filastrocche e le storie di regni fantastici, infantili imprese eroiche e avventure di Dumas. Sorridente e vivace («non mi lamento, sono una ragazza ottimista»), ma irrequieta. Non dorme nemmeno di notte, si aggira per le stanze e conta i libri di casa, «tremilaottocentosettantotto per l’esattezza» (una biblioteca in cui, da Colazione da Tiffany a Cyrano, l’autore si regala i preferiti). Apparecchia la tavola con oggetti solo all’apparenza casuali, che rappresentano tutto ciò che del passato non si vuole scordare.
Piccola, ma saggia. Protegge, raccoglie confidenze e stringe alleanze. Pare diventare il baricentro del nucleo famigliare, tutta intenta a evitare conflitti, a tentare di preservarlo da minacce di infelicità. Insegue tradimenti reali o solo sospettati, innamoramenti, anche suoi, e rotture. Percorre la vita e i suoi eventi, così uguali a quelli di ogni famiglia, a suo modo straordinariamente normale. A piedi nudi sempre, sui prati del Bois de Boulogne, sulla sabbia a cercare conchiglie, sul vecchio parquet scricchiolante. Senza avere freddo, il vestitino «appena sopra il ginocchio, con le bretelle sottili», celeste come gli occhi, in costante movimento. Per guardare l’oceano, solcato da navi da crociera dirette chissà dove, i tetti e le «cose intorno», i sorrisi e le vite degli altri. Per curiosare dentro le case al pian terreno e le vetrine dei negozi, mentre vorrebbe che il tempo non passasse mai.
Dopo Wok e La casa nel bosco, scritto con il fratello Gianrico, per Francesco Carofiglio un’altra esplorazione nel mondo dell’infanzia e dell’adolescenza, in quel tempo che tanto ama perché «tutto sembra possa ancora accadere», nelle dinamiche dei rapporti famigliari. Con sincerità affronta sentimenti e dolore, con coraggio libera la fantasia. Per mano a Violette, così eterea e così reale, tra scorci, che paiono disegnati, di parchi di Roma e vie di Parigi, di una casa bianca affacciata sul mare della Bretagna. Sorprendendosi a ripensare ai sogni e agli affetti, a fare i conti con i desideri e gli anni, con quello che siamo diventati. «Se non vuoi essere triste, devi raccontare», le aveva detto sua madre. E Violette racconta: «Non sono triste. Non sarò mai triste».
Sinossi
La vita di Violette è uguale a quella di tante bambine. Due fratelli, Jean e Augustin, una madre premurosa, un padre completamente assorbito dal lavoro. Un cane, Javert, conosciuto per caso e amato all’istante. E tante case: la prima a Roma, poi a Parigi, infine a Plouzané, in Bretagna, a pochi metri dal mare, il posto migliore per curare le ferite dei sogni non realizzati.
Le giornate di Violette corrono leggere, come quelle di tanti bambini, tra passeggiate, chiacchiere, giochi e letture. Le notti sono diverse. Perché Violette non dorme, cammina al buio, i piedi scalzi, l’abito celeste. Riempie le ore contando i libri dei genitori, tremilaottocentosettantotto per l’esattezza, sistema tutti i ricordi nel ricordario , per non perderli più.
E ogni giorno guarda il mondo e lo vede cambiare, le persone vanno a una velocità differente, crescono, invecchiano, spariscono. Invece lei rimane sempre la stessa, le stesse mani, lo stesso viso. Perché Violette è la bambina che non c’è. Non è mai nata, è il desiderio perfetto di tutti loro, mamma, papà, Jean e Augustin. Eppure vive, ride, corre, esiste, almeno fino a quando qualcuno continuerà a pensarla.
Sul confine magico che divide la realtà dal sogno, Violette ci racconta il suo mondo con una leggerezza allegra e malinconica, raccogliendo gli attimi, le emozioni e i gesti che nessuno riuscirebbe mai a immaginare.
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