Tra Mosca e Petuski
✍ Scribed by Venedíkt Eroféev
- Publisher
- Fanucci
- Year
- 2003
- Tongue
- Italian
- Weight
- 140 KB
- Category
- Fiction
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✦ Synopsis
Traduzione dal russo e cura di Mario Caramitti “Petuški è un luogo dove gli uccelli non smettono di cantare né di giorno né di notte, e né d’inverno né d’estate sfiorisce il gelsomino. Il peccato originale, se mai c’è stato, lí non grava su nessuno. Lí persino quelli che si straciuccano per settimane intere hanno lo sguardo limpido e senza fondo… “Là ogni venerdí alle undici in punto mi aspetta sulla banchina della stazione quella ragazza dagli occhi bianchi, di quel bianco che trapassa in biancastro, la piú amabile tra le troiette, una diavolessa biondissima, quasi bianca. E oggi è venerdí, e tra meno di due ore saranno le undici in punto, e ci sarà lei, ci sarà la banchina della stazione, e quello sguardo biancastro privo di ogni coscienza e vergogna. Venite anche voi con me: oh, ne vedrete!…” A poco piú di dieci anni dalla morte il fascino ‘maledetto’ di Venedikt ‘VeniÄ?ka’ Erofeev ha ormai inaugurato una leggenda, e Tra Mosca e Petuški è stato senza dubbio il libro piú letto e studiato in Russia a cavallo del millennio. Tradotto una prima volta in Italia sulla base del dattiloscritto giunto clandestinamente in Occidente alla metà degli anni Settanta, il romanzo è stato pubblicato nel 1977 da Feltrinelli come Mosca sulla vodka. Non che VeniÄ?ka, protagonista e narratore del romanzo, non navighi letteralmente sulla vodka, ma questa – nei vagoni scassati della tratta che collega Mosca a Petuški – si trasforma in spirito santo, in manna, nella morte e nell’ispirazione artistica… E assieme alla vodka sguazzano in una fantasmagorica miscela i testi sacri del cristianesimo e di tutte le letterature del mondo, e uno strambo gruppo di personaggi che di stazione in stazione, come una corte dei miracoli, si raduna attorno a VeniÄ?ka, attore e regista di una grande recita collettiva. VeniÄ?ka domina la scena da esilarante mattatore, facendo tutto un fascio dei propri cataclismi personali (l’amore, la paternità) e della storia universale, fra trovate sorprendenti e poetiche meditazioni, tra ebbrezza e dolore, in un regime della narrazione sospeso tra la visionarietà fantastica e un realismo brutale e grottesco.
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