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Cover of Tarabbia Andrea - 2010 - La patria non esiste

Tarabbia Andrea - 2010 - La patria non esiste

✍ Scribed by Tarabbia Andrea


Publisher
Il Saggiatore
Year
2010
Tongue
Italian
Weight
71 KB
Category
Fiction
ISBN
8865760982

No coin nor oath required. For personal study only.

✦ Synopsis


Quando mio nonno aveva diciotto o diciannove anni, mentre faceva il militare in Germania, fu raggiunto da una lettera che lo avvisò della morte di sua madre. I suoi diretti superiori, anche se si era nel pieno della Seconda guerra mondiale ed era il 1943, gli fecero ottenere un permesso per tornare in Italia, a Saronno, e partecipare ai funerali. Il nonno salì su un treno e, da dove stava, mi pare dalle parti di Monaco di Baviera, tornò a casa. Il viaggio, come si può immaginare, fu piuttosto lungo e difficoltoso, e il nonno arrivò che sua madre, la mia bisnonna, era già stata seppellita da tre giorni. Sul treno del ritorno, il nonno non sarebbe mai salito. D’accordo con la sorella Giannina, si nascose nella sua casa per alcuni mesi. Non ci sono documenti che provano quello che sto raccontando, e i protagonisti sono quasi tutti morti all’infuori di Piero, figlio di Giannina e cugino del nonno, che è vecchio e malato e che, soprattutto, all’epoca era talmente giovane che la madre riuscì a tenergli nascosto che suo cugino Peppino non era tornato in Germania e si nascondeva lì, da qualche parte nella corte di via San Giacomo. Non essendoci documenti, è impossibile ricostruire l’esatta cronologia della vicenda: mia nonna Caterina, che ha ottantacinque anni, gira in bicicletta ed è lucidissima, nel 1943 non era ancora fidanzata del nonno e lo conosceva solo di vista. Si ricorda che, dopo la guerra, nel quartiere per qualche anno si raccontò la storia del Peppino che aveva disertato ed era rimasto chiuso da qualche parte per alcuni mesi. Il nonno non ha mai parlato volentieri di quell’epoca: con me, parlava solo in modo generico della Germania e diceva che era lì che aveva imparato un po’ di tedesco; quando ero piccolo, la storia della sua diserzione mi fu raccontata da mia madre. Con lui ne potevo parlare, ma era restio a dare informazioni o forse io ero troppo giovane per cogliere le sfumature dei suoi discorsi.

Il marito di Giannina, Luigi, dal lunedì al venerdì lavorava ad Alessandria: era l’unico di tutto il quartiere, oltre alla moglie, a sapere tutto. Quando la milizia fascista cominciò a fare delle ricerche, sia lui che la moglie negarono di sapere dove si trovasse il nonno: era venuto per il funerale, era stato a casa per i giorni di licenza, poi era ripartito, secondo loro, per la Germania. Dopo alcuni mesi di nascondiglio, il nonno ebbe la felice intuizione di scrivere una finta lettera alla sorella e di farla imbucare da Luigi ad Alessandria. Le ricerche della milizia si spostarono immediatamente in Piemonte. Sorprendentemente, per ciò che si conosce, nessuno collegò il timbro postale al lavoro di Luigi. O forse, ma è un’idea mia, pedinarono Luigi, e videro che non aveva modificato il proprio comportamento; forse lo interrogarono e perquisirono il suo alloggio, dove effettivamente mio nonno non è mai stato; forse, ancora, pensarono che ormai il Peppino fosse partito per le montagne, si fosse fatto partigiano.

Mia mamma mi raccontava che, se lo avessero preso, lo avrebbero fucilato come traditore. Questa è la parte della storia che mi colpiva di più, perché nessun nipote può immaginare il proprio nonno messo al muro; soprattutto, diceva mia mamma, «Se l’avessero preso non ci sarei stata io, e non ci saresti stato neanche tu».

Io ero e sono orgoglioso di avere tra i miei antenati un disertore, un uomo che decise che con il fascismo non voleva avere niente a che fare e che, negli anni caldi della guerra, tradì la patria.


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