3 agosto 2010. Tornata a casa dopo il funerale del padre, Lison si vede consegnare un pacco, un regalo post mortem del defunto genitore: è un curioso diario del corpo che lui ha tenuto dall'età di dodici anni fino agli ultimi giorni della sua vita. Al centro di queste pagine regna, con tutta la
Storia di un corpo
✍ Scribed by Pennac, Daniel;Melaouah, Yasmina
- Publisher
- Feltrinelli
- Year
- 2012
- Tongue
- Italian
- Weight
- 176 KB
- Series
- Narratori / Feltrinelli
- Category
- Fiction
- City
- Milano
- ISBN
- 8807019213
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✦ Synopsis
Tornata a casa dopo il funerale del padre, Lison si vede consegnare un pacco, un regalo post mortem del defunto genitore: è un curioso diario del corpo che lui ha tenuto dall’età di dodici anni fino agli ultimi giorni della sua vita. Al centro di queste pagine regna, con tutta la sua fisicità, il corpo dell’io narrante che ci accompagna nel mondo, facendocelo scoprire attraverso i sensi: la voce stridula della madre anaffettiva, l’odore dell’amata tata Violette, il sapore del caffè di cicoria degli anni di guerra, il profumo asprigno della merenda povera a base di pane e mosto d’uva. Giorno dopo giorno, con poche righe asciutte o ampie frasi a coprire svariate pagine, il narratore ci racconta un viaggio straordinario, il viaggio di una vita, con tutte le sue strepitose scoperte, con le sue grandezze e le sue miserie: orgasmi potenti come eruzioni vulcaniche e dolori brucianti, muscoli felici per una lunga camminata per Parigi e denti che fanno male, evacuazioni difficili e meravigliose avventure del sonno. Con la curiosità e la tenerezza del suo sguardo attento, con l’amore pudico con cui sempre osserva gli uomini, Pennac trova qui le parole giuste per raccontare la sola storia che ci fa davvero tutti uguali: grandiose e vulnerabili creature umane.
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Recensione
Che cos’è il corpo di un uomo? Galeno avrebbe risposto una mescolanza disordinata di fuoco, aria, terra, acqua. Cartesio, una pompa idraulica. Un qualsiasi enciclopedista francese ne avrebbe fatto una macchina meccanica non troppo dissimile da un orologio. Lacan, una costellazione di sintomi, mappa involontaria della nevrosi. Il corpo umano, nella sua fisicità, nello ieratico scandalo della sua condizione mortale, è da sempre un enorme serbatoio di immagini. Sezionato, descritto, raffigurato sulle tavole anatomiche ora come un albero fatto di tubi e intersezioni, ora aperto e disteso nella nuda pergamena del suo involucro, il corpo attraversa la storia del pensiero occidentale come un’entità mutevole, sempre sfuggente, impossibile a cogliersi in una forma duratura. Un vero e proprio fantasma, condensato delle paure e dei desideri di coloro che lo abitano. Un animale-metafora. Una macchina narrativa. Nell’ultimo romanzo di Daniel Pennac il corpo umano è il centro assoluto del discorso. Il corpo del protagonista, per la precisione. Non il protagonista stesso (un uomo, francese, nato negli anni ’20, prima partigiano poi personaggio pubblico, probabilmente un’alta carica dello Stato, sposato con due figli). Non lui, il suo corpo. Un corpo in quanto entità fisica fatta di sudore, sperma, succhi gastrici, catarro, ossa, cartilagini. Un agglomerato pulsante osservato come altro-da-sé e descritto minuziosamente in un diario che dal dodicesimo fino all’ottantasettesimo anno di vita verrà redatto in prima persona nella più stretta osservanza di un rispetto di verità e di precisione assolute. Senza risparmiare nulla, né l’amore nella sua intimità, né il dolore, né la malattia, né la morte. Con una ricerca che ormai da anni lo allontana sempre più dalla definizione di “brillante scrittore di genere” a cui il ciclo Malaussène lo aveva (felicemente) inchiodato, Pennac punta qui a una messa in rilievo totale della fisicità all’interno del quadro narrativo, a un evidente prevalere della materia sull’anima, dell’animale sull’uomo. In realtà, questa scommessa riesce solo in parte. Fin dalle prime righe il corpo descritto di Pennac sembra sfuggire alla propria solitudine di massa ossea e carnosa per farsi materiale duttile di conduzione e propagazione di sensazioni, pensieri, parole e soprattutto relazioni. Il corpo di Pennac – il corpo di tutti – non può esistere senza l’Altro. Non ci può essere vita che sia solo vita del corpo. Non ci può essere romanzo che sia solo pura descrizione di nei o di svuotamenti della vescica. Attraverso le date del diario si dipana così, giorno per giorno, la storia di una vera e propria transustanziazione laica, del farsi anima (anima relazionale) di un corpo, o meglio, del continuo e progressivo evidenziarsi della loro inscindibile unitarietà. Attraverso le innumerevoli autodescrizioni fisiche del protagonista veniamo a conoscenza del suo odio per la madre, della venerazione per la sua domestica Violette, dell’amore per il nipote Grégoire, della vita stessa della madre, della vita di Violette, di quella di Grégoire. Dal corpo dell’io al corpo degli altri, quindi. Dalla storia di un corpo alla costruzione di un romanzo.
recensione di "www.bookdetector.com"
Sinossi
Tornata a casa dopo il funerale del padre, Lison si vede consegnare un pacco, un regalo post mortem del defunto genitore: è un curioso diario del corpo che lui ha tenuto dall’età di dodici anni fino agli ultimi giorni della sua vita. Al centro di queste pagine regna, con tutta la sua fisicità, il corpo dell’io narrante che ci accompagna nel mondo, facendocelo scoprire attraverso i sensi: la voce stridula della madre anaffettiva, l’odore dell’amata tata Violette, il sapore del caffè di cicoria degli anni di guerra, il profumo asprigno della merenda povera a base di pane e mosto d’uva. Giorno dopo giorno, con poche righe asciutte o ampie frasi a coprire svariate pagine, il narratore ci racconta un viaggio straordinario, il viaggio di una vita, con tutte le sue strepitose scoperte, con le sue grandezze e le sue miserie: orgasmi potenti come eruzioni vulcaniche e dolori brucianti, muscoli felici per una lunga camminata per Parigi e denti che fanno male, evacuazioni difficili e meravigliose avventure del sonno. Con la curiosità e la tenerezza del suo sguardo attento, con l’amore pudico con cui sempre osserva gli uomini, Pennac trova qui le parole giuste per raccontare la sola storia che ci fa davvero tutti uguali: grandiose e vulnerabili creature umane.
✦ Subjects
Fiction
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