Da Quando è Uscito Il Primo Dizionario Delle Cose Perdute, Francesco Guccini Non Può Fare Un Passo, Per Strada, Senza Che Qualcuno Lo Fermi Per Suggerirgli Con Entusiasmo E Commozione Qualche Oggetto Del Tempo Andato Che Merita Di Essere Ripescato Dal Veloce Oblio Dei Nostri Anni E Celebrato Dalla S
Nuovo dizionario delle cose perdute
✍ Scribed by Guccini, Francesco
- Publisher
- Mondadori
- Year
- 2014
- Tongue
- Italian
- Weight
- 86 KB
- Series
- Libellule
- Category
- Fiction
- City
- Milano
- ISBN
- 8852046992
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✦ Synopsis
Da quando è uscito il primo Dizionario delle cose perdute, Francesco Guccini non può fare un passo, per strada, senza che qualcuno lo fermi per suggerirgli con entusiasmo e commozione qualche oggetto "del tempo andato" che merita di essere ripescato dal veloce oblio dei nostri anni e celebrato dalla sua penna.
Dall'idrolitina ai calendarietti profumati dei barbieri, dal temibile gioco del Traforo alle cabine telefoniche, dal deflettore all'autoradio passando per i "luoghi comodi" e i vespasiani, le letterine di Natale piene di buoni propositi da mettere sotto il piatto del babbo, le osterie (quelle vere, senza la H davanti per darsi un tono) e molto altro, Guccini torna a scavare nel passato che ha vissuto in prima persona per riportarcelo intatto e pieno di sapore. E con questo suo catalogo delle cose perdute dà vita a un personalissimo genere letterario nel quale l'estro del cantautore - capace di condensare in poche strofe un universo intero di emozioni -, la sua passione storica e filologica e la sua vena poetica trovano sintesi piena: regalandoci pagine in cui ogni oggetto, ogni situazione, suscita intorno a sé un intero mondo, sempre illuminato dalla luce di un¿insuperabile ironia. **
Recensione
Dizionario delle cose perdute - Francesco Guccini
Chissà se i vecchi «cicles» si chiamavano così perchè c'era una pianta, la «Manilkara chicle», che i Maya usavano per ricavarne gomma da masticare? Talvolta, per i piccoli italiani, erano solo mallucconi rosa primordiali, ma intinti nello zucchero potevano essere insaporiti e rimasticati all'infinito. Poi le palline, il meccano, lo shanghai, i taxi, i cinema pieni di fumo da venti lire due spettacoli, i preti. Le braghe corte, la noia della naja, e il Flit, quella parola che a lungo sopravvisse per indicare tutti gli insetticidi che uccidevano zanzare ma anche i polmoni degli uomini. Guccini compila un «dizionario delle cose perdute» che hanno punteggiato la formazione della generazione bambina dopo la guerra (è nato nel '40), e dei fratelli minori. O meglio: una deliziosa Recherche dove oggetti, ricordi, sapori, rivivono cullati da un silenzioso vocione emiliano e arrotato.
Recensione di Tuttolibri, a cura di Bruno Ventavoli
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