Finale di partito
✍ Scribed by Revelli, Marco
- Publisher
- EINAUDI
- Year
- 2013
- Tongue
- Italian
- Weight
- 97 KB
- Category
- Fiction
- ISBN
- 8858407644
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✦ Synopsis
La crisi dei tradizionali partiti politici è ormai conclamata, e rischia di contagiare le stesse istituzioni democratiche. Secondo i piú recenti sondaggi, meno del cinque per cento degli italiani ha fiducia nei partiti politici, poco piú del dieci per cento nel Parlamento. Particolarmente evidente in Italia, il fenomeno è tuttavia generale: ovunque i «contenitori politici» novecenteschi stentano a conservare il consenso. E ovunque cresce un senso di fastidio verso quella che viene considerata una «oligarchia», separata dal proprio popolo e portatrice di privilegi ingiustificati. È importante misurare le dimensioni del fenomeno e interrogarsi sulle cause del tracollo della forma partito e sul futuro della rappresentanza politica nello scenario di una trasformazione «epocale» dalla società industriale a quella post-industriale. A ben guardare l'esplosione dei partiti si ricollega, seppure in una congiuntura temporale apparentemente sfasata, al superamento dell'organizzazione produttiva «fordista» massificata e all'affermarsi di nuove forme organizzative leggere. Facendo i conti, in modo drammatico, con la stessa insostenibilità dei costi crescenti che la macchina d'impresa novecentesca ha indotto. Con una domanda finale: è possibile la democrazia «oltre» i partiti?
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Recensione
Marco Revelli, alla vigilia di questa campagna elettorale, ha provato a ragionare sulla crisi irreversibile dei partiti per come li abbiamo concepiti nel secolo scorso, prevedendo non solo la crescita dell’astensionismo ma soprattutto il successo, ora confermato, di formazioni politiche come quella del Movimento Cinque Stelle. In un’intervista, poi, il sociologo ha raccontato la situazione attuale con un’immagine efficace: “Oggi i partiti sono involucri bucati che galleggiano su un elettorato liquido”, richiamando così, oltre all’ipermodernità post-industriale teorizzata da Zigmunt Bauman, uno degli assunti chiave del suo libro. Revelli paragona infatti il naufragio del partito alla crisi del fordismo: come le grandi aziende sono oggi delocalizzate, con vertici distanti e incontrollabili addirittura dai propri azionisti, così i partiti, perdendo il contatto con la base, non solo si sono trasformati in strutture più leggere, in cui marketing e comunicazione vengono esternalizzati, ma sono percepiti come gruppi di potere caratterizzati da logiche affaristiche. Così, se un tempo lo spazio della militanza era il terreno comune in cui l’elettore e l’eletto potevano dialogare, oggi quella dimensione tende a scomparire, creando un vuoto siderale dove nessuno si sente più rappresentato. È quella crisi di fiducia che porta appena un italiano su venti a credere nei partiti e poco più, solo l’8 per cento, a fidarsi del Parlamento. L’elettorato, dunque, non sceglierebbe più uno schieramento per le idee e i valori di appartenenza, ma si orienterebbe seguendo logiche sempre più mediatiche. E non solo in Italia, ma in buona parte dell’Occidente. Da qui Revelli ipotizza, citando Pierre Rosanvallon, la nascita di una controdemocrazia, dove gli elettori che non si illudono più di poter governare attraverso i propri rappresentanti cercano di difendersi, in una sorta di democrazia giudiziaria. Il successo della formazione di Grillo dà senz’altro ragione a Revelli che, tuttavia, nel suo libro non arriva a suggerire delle direzioni possibili: se i partiti sono destinati a una trasformazione radicale, non si evince dalle pagine del sociologo quale possa essere un orientamento costruttivo per il futuro della rappresentanza. Ad ogni modo, oggi più che mai il richiamo del titolo alFinale di partita di Beckett, pare appropriato. Come nella sua opera infatti, pur in una condizione di impotenza e assurdità, i personaggi paiono avere una storia e un passato ma, in nessun caso, un futuro intuibile, così, sembra dirci Revelli, le ultime mosse a scacchi sul terreno della fiducia ai partiti sono il frutto di una crisi di lunga data e, tuttavia, il futuro di una democrazia senza il ruolo egemone delle strutture partitiche non è ancora delineato. Siamo giunti al finale eppure siamo ancora in alto mare.
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"Finale di partita è il maggior lavoro teatrale di Beckett, il testo più importante della sua produzione drammatica e uno dei più significativi di tutta la sua opera. Non è un caso che Adorno abbia fatto il punto su Beckett proprio a partire dall'analisi di questa pièce. Il suo "Tentativo di capire
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