La paura è una grande passione, se è vera deve essere smisurata e crescente. Di paura si deve morire. Il resto sono piccoli turbamenti, spaventi da salotto, schizzi di sangue da pulire con un fazzolettino. L’abisso non ha comodi gradini. \*\* ### Recensione **Vecchio e incompreso, il vamp
Cari mostri
✍ Scribed by Benni, Stefano
- Publisher
- Feltrinelli
- Year
- 2015
- Tongue
- Italian
- Weight
- 159 KB
- Series
- Narratori
- Category
- Fiction
- City
- Milano
- ISBN
- 880703137X
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✦ Synopsis
Stefano Benni sfida il racconto di genere e apre la porta dell’orrore. Lo fa con ironia, lo fa attingendo al grottesco, lo fa tuffandosi nel comico, lo fa tastando l’angoscia, lo fa, in omaggio ai suoi maestri, rammentandoci di cosa è fatta la paura. E finisce con il consegnarci una galleria di memorabili mostri.
E allora ecco gli adolescenti senza prospettiva o speranza, ecco il Wenge, una creatura misteriosa che semina panico e morte, ecco il plutocrate russo che vuole sbarazzarsi di un albero, ecco una Madonna che invece di piangere ride dolcemente sfrontata, ecco il manager che vuole ridimensionare il museo egizio sfidando la vendicativa mummia del faraone. Con meravigliosa destrezza Stefano Benni scende negli anfratti del Male per mettere disordine e promettere il brivido più cupo e la risata liberatoria. E in entrambi i casi per accendere l’immaginazione intorno ai mostri che sono i nostri falsi amici, i nostri veleni, le nostre menzogne.
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Recensione
Vecchio e incompreso, il vampiro finisce nella trappola di Equitalia
Sergio Pent, Tuttolibri - La Stampa
C’è ancora lavoro per il Benni furioso? I politici non sono più quelli di una volta, la caricatura spesso rende meno dell’originale; il mondo è comunque pieno di mostri, da quelli che distruggono patrimoni artistici millenari ai serpenti insidiosi del web, gli orchi del nuovo secolo.
Stefano Benni ha percorso i sentieri dell’ironia suscitando risate a trecentosessanta gradi, dalla remota «Luisona» degli anni giovani all’epopea berlusconiana, passando per un atto d’amore e di memoria che si dovrebbe leggere in ogni scuola in età di ragione – si fa per dire - cioè il magico, struggente Saltatempo. Cosa potrà mai ideare, per stare al passo coi tempi, un Benni che ha riso di tutto e di tutti, in questa epoca di stagnazioni, di finti politici che si prendono sul serio e padri amareggiati che tornano a casa senza merendine del mulino bianco e spesso anche senza pane?
La letteratura, ma anche i miti popolari, sono un terreno fertile di ispirazione, e cosa c’è di più seducente se non ripercorrere, o ricostruire – aggiornandole – le figure e le fantasie che hanno reso angosciose le notti dei bambini che ormai hanno i capelli bianchi come Benni, e non per la paura? Il nostro caro angelo – nel senso di amabile custode delle più affascinanti bizzarrie – con questo Cari mostri si mette alla prova con il racconto di genere, l’horror classico ma anche il fantasy, la fantascienza e la fiaba, ripercorrendo tracce più o meno conosciute con il solito stile trasgressivo, cercando di ricostruire un mondo di nostalgie più che di antichi terrori. Oggi è difficile identificare la paura perché siamo circondati da paure concrete, piccole e quotidiane ma anche cosmiche e imbattibili. Rifugiarsi nella fantasia di tanti «cari mostri» può essere dunque un recupero psicologico necessario per affrontare il nostro anonimo – bieco – presente.
Benni passeggia nel vuoto delle belle cose inutili, ci regala la sensazione di conoscere creature inesistenti come il Wenge o il Lampay, proiezioni fantasmatiche, l’uno dei deliri della mente umana, l’altro delle speranze che non vogliono mai morire. Oppure ci fa approdare in un vecchio hotel sul lago in cui passato e presente si fondono tra le ragnatele della memoria. Ma anche, ci fa godere della sensazione di possedere il mondo in una valigia piena di ricordi che strabordano e invadono un aeroporto. E che dire del povero Dimitri Nosferatti, vecchio vampiro incompreso in balia di un funzionario dell’Ufficio Tributi di Equitalia?
Gli spunti sono innumerevoli, a volte intensi e innamorati, come «L’Uomo dei Quadri», che ipotizza con leggerezza quella che potrebbe essere stata la morte tragica – ma anche fiabesca – di Edgar Allan Poe. A volte Benni gioca con l’inganno, come nella «Storia della strega Charlotte», altre con la cultura, come in «La Parola», altre ancora ammicca a lettori giovanissimi ma già smaliziati, in grado di godere appieno di un racconto come «L’ispettore Mitch», dove il soggetto è un intelligente felino che indaga sulla morte di un suo simile, in un’atmosfera suggestiva e poetica in stile «gabbianella e gatto», ma con sapienti pennellate mistery.
Miti e falsi miti, eppure ci sono – eccome – i veri mostri da temere, quelli che ci seguono e ci attorniano, in metrò o per strada, in ufficio, in banca, addirittura in casa. Sono mostri informatici e tecnologici – bancomat, tv, cellulare, chiavi elettroniche e quant’altro - quelli che in una banale mattina di domenica disattivano letteralmente la vita del signor Zefiro. O sono mostri familiari, teneri e sorridenti come le adolescenti Sonia e Sara, disposte a tutto – ma proprio a tutto, vedrete – pur di accaparrarsi l’unico biglietto rimasto per il concerto della loro boy band del cuore. I mostri cambiano mantello ma non cambiano anima: sono sempre tra noi, ma spesso basta un sano sorriso per tenerli in naftalina.
Sinossi
Stefano Benni sfida il racconto di genere e apre la porta dell’orrore. Lo fa con ironia, lo fa attingendo al grottesco, lo fa tuffandosi nel comico, lo fa tastando l’angoscia, lo fa, in omaggio ai suoi maestri, rammentandoci di cosa è fatta la paura. E finisce con il consegnarci una galleria di memorabili mostri.
E allora ecco gli adolescenti senza prospettiva o speranza, ecco il Wenge, una creatura misteriosa che semina panico e morte, ecco il plutocrate russo che vuole sbarazzarsi di un albero, ecco una Madonna che invece di piangere ride dolcemente sfrontata, ecco il manager che vuole ridimensionare il museo egizio sfidando la vendicativa mummia del faraone. Con meravigliosa destrezza Stefano Benni scende negli anfratti del Male per mettere disordine e promettere il brivido più cupo e la risata liberatoria. E in entrambi i casi per accendere l’immaginazione intorno ai mostri che sono i nostri falsi amici, i nostri veleni, le nostre menzogne.
✦ Subjects
Fiction
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Roger Elwood, che ha già curato due inquietanti esposizioni di racconti in LE CITTA' CHE CI ASPETTANO (Urania n. 646) e PROVE DI MATURITA' (Urania n. 670), ha allestito questo volta la più raccapricciante delle mostre. INDICE IL MIO AMBIENTE NATURALE Problem Child BRIAN LUMLEY A LUME DI LU